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10 TAVOLE

el tomât al presente:

te suaze de fieste de Madone de Salût
tal Centro Meneute in Ontegnan a Vile di Buje


10 TAVOLE diario eretico di una guerra invisibile contro le centrali
dell’omologazione ispirate da pre Toni Beline, fotografie e testi di Paolo Youssef

 

Il percorso fotografico, che ha preso spunto dal decennale della morte di Pre Toni Bellina, tende ad indagare e ad offrire spunti di riflessione sui mutamenti sociali in atto o ben già pesantemente presenti in una società che tende al vuoto dell'omologazione. Il tutto sicontrappone con la “presenza” del pensiero libero di pre Toni, evocato fotograficamente in vari modi. “Sociologia visuale e scrittura visiva nella nuova fotografia di approfondimento con cui Paolo Youssef crea uno spazio di confronto tra il pensiero di pre Toni e il Friuli di oggi.” La mostra consiste di 10 tavole / pannelli (80 le fotografie in tutto); ogni pannello è corredato da un “racconto”, scritto dallo stesso Youssef.

Il progetto prende le mosse dall’idea di indagare l’attualità del pensiero di un uomo, nel decennale dalla sua morte, che si contrappose eroicamente ai processi di omologazione. Quell’uomo era Pier Antonio Bellina, uno dei principali protagonisti della vita e della cultura friulane a cavallo tra XX e XXI secolo. prete, maestro, eretico e uomo innamorato della sua terra. Vastissima la sua opera letteraria di scrittore, traduttore e pubblicista .

Non era facile concepire una ricerca fotografica basata su un uomo morto 10 anni fa. Non era facile rendere in modo fotografico la pienezza di quell’assenza. Non era facile immaginare una ricerca fotografica basata su ciò che resta di quell’uomo: un’idea. Non era facile rendere in modo fotografico la pienezza di quell’idea. Non era facile, ma era
necessario. Era necessario rappresentare – quantomeno tentare di farlo – una
contrapposizione possibile fra il caos di un presente triturato in pochi fotogrammi, un presente alle prese con le conseguenze pesanti e macroscopiche di certi processi di omologazione, imploso fra i vecchi paradigmi che avevano cementificato per alcuni decenni un certo modello di società, e la forza di un pensiero libero, evocato in vari modi, capace di travalicare il passato e le convenzioni, come proposta concreta per cominciare a ragionare sui nuovi fondamenti da dare al presente e al futuro dell’Umanità.

Com’è ovvio che sia, questo progetto non contiene risposte, ricette, o soluzioni magiche per società ideali a venire, ma a me sembrava una provocazione – perché di provocazioni ce ne sono tante – pertinente e adeguata se non altro per stimolarenell’osservatore la necessità di porsi, con la dovuta urgenza e riesumando solidi presupposti, le giuste domande rispetto alla società che siamo e che vorremo essere.

Il progetto è un’operazione che potrei definire di realismo simbolico, pur con tutti i suoi limiti: indizi raccolti dalla realtà del Friuli di oggi – di luoghi e frequentazioni che furono, ieri, di Pier Antonio Bellina – e ordinati nel modo filmico in cui nascono i
pensieri, attraverso intrecci e sovrapposizioni mentali di frame e parole, venuti a dirci  qualcosa.


 

PAOLO YOUSSEF è nato a Udine nel 1976, da padre siriano e madre italiana. Vive e lavora in Friuli dove, da quasi vent’anni, si occupa di questioni economiche ad elevato impatto sociale. Svolge, altresì, un’intensa  attività di impegno civile, attraverso una forma assolutamente innovativa di ricerca e documentazione fotografica, che  spazia da vari stati e alterazioni del Presente “interstiziale” fino ai macro effetti sociali e alle trasformazioni antropologiche che essi alimentano, raccontando talvolta di scenari e momenti dove la sofferenza umana, ma non solo, è in primo piano. È già autore di“Caosmosi, storie minime di nuomini novunque”, “Pontebbana, uno sviluppo senza progresso”, “41 gradini”, “La Stella Polare delle donne vittime di tratta sessuale”, “R.I.P. Scronkfinkle, una riflessione sulla Quarta Rivoluzione”,e molto altro. Attraverso i suoi lavori e durante i suoi incontri mostra una nuova via della fotografia, come esperienza del mondo e come antidoto alla distrazione di massa.

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